Gli Anelli plastici di Wanda Romano

Gli Anelli plastici di Wanda Romano
di Milena Zanotti


 

Quando Wanda Romano vi narra della sua ricerca artistica trapelano, intensissime, l’energia e la passione, che non possono non coinvolgere. Basate, entrambe, su opzioni di rigore assoluto, mai banali, sempre in divenire.

Principi che si riflettono nelle scelte di vita di Wanda Romano, dal 1999 a Madrid dove vive e lavora come docente, che l’hanno portata a dedicare molto del suo tempo ad approfondire la natura stessa del proprio percorso, attraverso un dottorato di ricerca che sta seguendo con i prof. Pablo De Arriba e Selina Blasco Castineyra, alla Facoltà di Belle Arti dell’Università Complutense.
E proprio di recente il lavoro dell’artista è stato esposto in una mostra madrilena che ha destato molto interesse del pubblico e degli addetti al settore, presso Corachan y Delgado, in uno spazio che coniuga vintage, moda e design, a sottolineare i differenti risvolti della creatività.

L’iter di Wanda Romano è inconsueto, anche perché centrato da almeno dieci anni sulla sperimentazione di un’arte altra, esclusivamente plastica. E plastica intesa nella doppia valenza intrinseca: sostanza organica originata da risorse naturali ma anche concetto che attiene al senso più profondo del fare arte, del modellare una forma con materiali duttili e malleabili, secondo l’intendimento che già Michelangelo Buonarroti postulava nel ‘500.

Duplice valenza, quindi, ma in realtà molteplice. Poiché Wanda Romano utilizza il PET tratto dalle bottiglie per bevande e ricrea nuove forme, infondendo loro un afflato poetico e un significato del tutto nuovo. Trasformazione e metamorfosi, dunque, che, a partire dalle caratteristiche proprie del materiale distilla negli oggetti – scultura una nuova essenza, riqualificandoli nel passaggio da oggetto di scarto ad oggetto prezioso. Discorso, peraltro, di una attualità stringente, legato com’è alla tematica della salvaguardia ambientale, che ha nel riciclo un punto ineludibile di partenza. Che si concreta nei suoi anelli, modellati direttamente sulle mani per consentirne una vestibilità ottimale.

Il risultato è sorprendente e assume tutte le seduzioni delle forme levigate, accarezzate da colori che richiamano le trasparenze del vetro, la preziosità della madreperla e lo splendore dei metalli preziosi, effetti ottici ottenuti con i pigmenti di cui è dotato il PET. E si può cogliere un’evoluzione nella ricerca artistica che contrappunta la produzione di Wanda Romano: dalle trasparenze dei vetri di Murano che rimandano all’acquaticità della flora, quasi impalpabile, sino alle volute della forma barocca che si arricchiscono di sinuose forme, più plastiche e scultoree, secondo una linea di sperimentazione che attualmente l’artista applica anche ad altri esiti, come nell’abito realizzato interamente in PET esposto da Corachan y Delgado.
Ancora una volta il legame tra arte e materia è indissolubile e svela tutto il suo incanto.